Dove va il Ciclismo delle Corse a Tappe?

13 Dic 2008

Negli ultimi anni abbiamo visto come spesso lo STRAPOTERE di alcune squadre abbia fortemente condizionato il nome del vincitore delle principali corse a tappe. 

La forza di questi team è stata tale da controllare e determinare lo svolgimento tattico delle tappe più significative, imponendo un ritmo cosi' elevato da scoraggiare e tarpare le ali a qualunque attacco importante da lontano dei corridori in lotta per la classifica generale. Questo in attesa delle mosse del proprio/i capitano/i, giusto a pochi Km dal traguardo. 

Abbiamo assistito alla esaltazione e al trionfo della POTENZA aerobica a discapito della RESISTENZA. 

Lo stesso si è verificato per le tappe a cronometro, raramente più lunghe di 30-50min e sempre più specialistiche: o per passisti di potenza o per scalatori leggeri. 
Ricordo di edizioni del TdF con crono di 70-80 Km su percorsi con salite impegnative e discese tecniche che esaltavano tutte le qualita' del corridore e soprattutto la resistenza, intesa come capacita' di mantenere uno sforzo elevato per 90-120min. 

In un ciclismo sempre più troppo uguale a sè stesso, senza idee, sclerotizzato nelle sue ossessioni, potrebbe essere interessante 
proporre, nel finale di un grande giro, una tappa impegnativa riservata a un solo corridore per squadra. 
Mentre il resto del gruppo viene neutralizzato i leaders designati (finalmente!) si affronterebbero direttamente in una prova di resistenza, dove, chi è in grado di farlo, potra' attaccare da lontano in un confronto pressochè individuale.