UCI e Inciuci

18 Feb 2011

La ineffabile Anne Gripper, ex responsabile antidoping dell’ UCI, dimissionaria per 
“ragioni familiari” dopo i garbugli del caso Gusev e non solo, torna con una intervista sul Passaporto Biologico (Cyclingnews, 14 feb 2011). 

La signora Gripper mette in guardia i corridori dal rendere pubblici i propri profili ematologici, in quanto questi potrebbero divenire bersaglio di valutazioni di improvvisati ematologi dilettanti, mentre solo gli “Esperti” dell’ UCI sono in grado di interpretare correttamente i dati. 
Giusta, a mio avviso, la prima considerazione; presuntuosamente errata la seconda: qualsiasi metodo può e deve poter essere valutato dalla Comunità Scientifica, altrimenti non ha alcun valore. 

Anne ribadisce poi la sua granitica convinzione nella legittimità dei procedimenti aperti, sotto la sua direzione, nei confronti di Valijavec e Pellizotti, manifestando un grande disappunto se il CAS dovesse confermare le loro assoluzioni da parte delle rispettive Federazioni Nazionali. 
A tal proposito sembra “auspicare” una eventuale assoluzione dovuta ad un vizio di conservazione dei campioni di sangue, soluzione che non minerebbe la credibilità dell’ intero Sistema Passaporto Biologico… 

Ma il costosissimo Sistema del Passaporto Biologico, così come è applicato dall’ UCI, appare sempre meno trasparente e credibile. 

Assai misteriosi e questionabili sono i criteri e le tempistiche secondo i quali l’ UCI individua i profili ematici da sottoporre all’ attenzione degli “Esperti”. 

Fumosi e interpretabili rimangono i criteri sanzionatori: mentre la WADA raccomanda di sanzionare specificità superiori al 99.9%, l’ UCI si è arrogata il diritto di procedere per specificità inferiori, non specificando secondo quali principi. 

Che fine hanno fatto gli altri 6-9 “Casi Sospetti” strombazzati da Pat McQuaid quasi un anno fa?