Test Sospetti & Sospetti sul Test

In una recente intervista al Neue Zuricher Zeitung, Martial Saugy, direttore del Laboratorio Antidoping di Losanna, ha ricordato la evoluzione nel tempo del test EPO e dei criteri adottati per decretare una positività o per definire un test “sospetto”. 

Il metodo del test era stato presentato già nel 1995 da Wide, Bengtsson, Berglund e Ekblom (Med Sci Sports Exerc, 27: 1569-1576) e si basava sulla osservazione che la carica elettrica dell’ rhEpo è “meno negativa“, con alta % di “bande basiche”, rispetto a quella della Epo endogena. 

Il test (immunoelettrofocusing) venne perfezionato dal Laboratorio di Chatenay-Malabry nel 2000 (Nature, 405: 635) ed approvato dall’ UCI e dal CIO. 
Nel 2001 un atleta era dichiarato positivo all’ rhEpo se l’ 80% dell’ Epo rilevata nel test presentava una carica elettrica “meno negativa”. Se questa % era compresa tra 70 e 80 il test era considerato “sospetto”, ma lo stesso Saugy afferma che un simile risultato può dipendere da cause naturali. 

Saugy aggiunge che nel 2002 il Laboratorio di Parigi alzava questa “soglia di positività” all’ 85%, in seguito ad alcuni casi di “falsi positivi”, legati al fatto che dopo sforzi estremi nelle urine si trovano proteine (non – Epo) che cross-reagiscono con gli anticorpi anti-Epo utilizzati per il test. 

Inoltre studi avevano mostrato come anche la Epo endogena possa presentare una carica elettrica “meno negativa“ per cause del tutto naturali, come la esposizione all’ altitudine o il semplice orario del prelievo: nel pomeriggio e la sera la carica elettrica è “meno negativa” rispetto al mattino (Br J Haematol, 76: 121-127, 1990). 

Nel 2004 la WADA (TD2004EPO) decreta che il criterio “% di bande basiche“ deve essere abbandonato e sostituito da una valutazione del numero e dell’ aspetto (“intensità” e “densità”) delle bande nell’ area basica . 
Questo criterio viene confermato e perfezionato dalla WADA nel 2007 (TD2007EPO). 

Nel 2009 la stessa WADA (TD2009EPO) conferma il metodo di cui sopra relativamente alle epoietine alfa e beta, mentre per le altre epo-biosimilari occorre produrre test supplementari basati su differenti principi analitici (massa molecolare apparente) quali l’ SDS-PAGE, al fine di confermare la origine esogena o endogena del profilo riscontrato. 

Risulta evidente da questa storia come i criteri frettolosamente adottati dai Laboratori Antidoping nei primi anni di applicazione del test EPO non siano più validi oggi. 

Chissà cosa ne pensano in proposito quegli atleti che sono stati sanzionati prima del 2004…

05 Giu 2011