Sesso & Invecchiamento

09 Dic 2012

Una recente teoria (Gerontology 2004;50:265-290) definisce l’ invecchiamento “ogni cambiamento nell’ organismo nel tempo” (any change in an organism over time), includendo non solo la perdita di efficienza propria della senescenza, ma anche i cambiamenti associati al periodo della crescita e della pubertà. 

La velocità di questi cambiamenti sarebbe in relazione con la progressione dell’ invecchiamento, che risulterebbe dunque massimo nel periodo fetale. 
Il secondo più rapido periodo di invecchiamento è il primo anno di vita, nel corso del quale le dimensioni corporee raddoppiano. Segue un rallentamento della crescita (e dell’ invecchiamento) fino alla pubertà, periodo tra gli 11-13 e i 16-18 anni di età in cui la massa corporea raddoppia in cinque anni. 
Il periodo successivo, della durata di 15-20 anni, è quello in cui la funzione riproduttiva è massima ed è quello in cui i cambiamenti e dunque l’ invecchiamento sono minimi. 
Quando la funzione riproduttiva inizia a declinare, nella 4° decade di vita, ricompaiono i cambiamenti nella composizione corporea e nelle funzioni e dunque riaccelera l’ invecchiamento. 

Sono soprattutto gli ORMONI SESSUALI che determinano il rapido sviluppo del feto, dei periodi di crescita postnatale e della pubertà e, secondo questa teoria sono gli stessi ormoni della riproduzione i responsabili della involuzione propria della senescenza. 
Gli ormoni prodotti dall’ ipotalamo (GnRH), dall’ ipofisi (LH e FSH) e dalle gonadi (testosterone ed estrogeni) sono i protagonisti dei cambiamenti che accompagnano l’ invecchiamento. 
La loro produzione è modulata da “Activins” (prodotte da molti organi e tessuti) ed “Inhibins” (prodotte nelle gonadi). 
Quando aumentano le dimensioni corporee cresce la produzione di “Activins” ed aumenta la produzione di ormoni sessuali (testosterone nei maschi e estrogeni nelle femmine). 
Con il declino delle funzioni riproduttive le gonadi riducono la loro capacità di produzione di ormoni sessuali e di “Inhibins” con il risultato che LH e FSH aumentano, nel futile tentativo di mantenere le capacità riproduttive. 
Nelle femmine la menopausa e nei maschi la andropausa sono caratterizzate da elevati livelli di LH e FSH: queste gonadotropine determinano nell’ anziano sedentario una alterazione del metabolismo lipidico che porta ad un aumento dei trigliceridi, dell’ LDL-colesterolo e del grasso addominale. 

Il fatto che gli ormoni della fertilità determinino la velocità di invecchiamento è confermato dalla evidenza scientifica che il calo della fertilità determinato dalla carenza di cibo (restrizione calorica) è accompagnato da un aumento della longevità, sia nell’ uomo che negli animali. 
La restrizione calorica infatti determina una riduzione di LH, FSH ed “Activins”, fattori mitogeni che inducono crescita e replicazione cellulare che nella senescenza possono portare allo sviluppo di neoplasie, di malattie cardiovascolari, obesità. 
La minore aspettativa di vita dei maschi rispetto alle femmine potrebbe essere dovuta alle maggiori dimensioni corporee e dunque ad una maggior produzione di “Activins” con conseguente maggior produzione di ormoni sessuali nel corso della vita. Lo confermerebbe il fatto che uomini e donne della stessa taglia hanno longevità simile. 

Se è vero che la senescenza è un processo positivo per la sopravvivenza della specie (la morte degli anziani sottrae meno risorse agli individui fertili…) i singoli individui hanno interesse a ritardare gli effetti dell’ invecchiamento. 
Poiché il periodo fertile è quello in cui ci sono meno cambiamenti (e dunque invecchiamento) una strategia potrebbe essere quella di cercare di prolungare il periodo riproduttivo proponendo un “ambiente ostile alla riproduzione” quali la restrizione calorica (mangiare meno), esposizione al freddo, ed attività fisica intensa. 
Nella menopausa – andropausa è utile ridurre l’ apporto calorico, aumentare la attività fisica, ridurre il grasso corporeo ed eventualmente assumere piccole dosi di estrogeni – testosterone e/o “Inhibin” al fine di ridurre i livelli di gonadotropine a quelli del periodo riproduttivo. 

Negli ATLETI in età riproduttiva alti livelli di gonadotropine potrebbero migliorare le prestazioni di endurance. 
L’ LH infatti è in grado di attivare i due tipi di lipasi (HSL e LPL) che determinano un aumento dell’ utilizzo dei grassi come combustibile muscolare, con conseguente risparmio di glicogeno e aumento della resistenza. 
Alcuni Autori (Med Hypotheses 2007;68:735-749) affermano che gli elevati valori di gonadotropine e prolattina conseguenti ad orchiectomia possono spiegare i miglioramenti di Lance Armstrong nelle corse a tappe di tre settimane, nelle quali un maggiore utilizzo di lipidi - risparmio di glicogeno, consente un miglior recupero e dunque migliori performance. 
Se questo è vero, la assunzione esogena di testosterone nelle prove di endurance sarebbe inutile (J Endocrinol 2001;170:27-38) se non deleteria per le prestazioni…