L' Efficienza della Pedalata

05 Mag 2004

La superiorità dei corridori Africani di Kenia, Etiopia e Marocco è stata valutata e analizzata a fondo in questi anni: VO2max, soglia anaerobica, concentrazione di emoglobina non sono significativamente diversi rispetto agli atleti di altre parti del mondo. 
Ciò che caratterizza quegli atleti è un costo energetico della corsa particolarmente basso, in altre parole hanno una migliore efficienza del gesto atletico. 

Sicuramente favoriti dalla struttura fisica, con arti inferiori lunghi e leggeri, hanno sviluppato naturalmente una tecnica di corsa particolarmente economica, che consente loro di correre più veloci con lo stesso consumo di ossigeno per Kg di peso. 

Nel ciclismo l’ efficienza del gesto della pedalata è stata poco studiata e a lungo sottovalutata dagli addetti ai lavori, più interessati alla potenza del “motore” (VO2max, soglia anaerobica, forza) che all’ economicità dell’ esercizio. 

Eppure nella tradizione del ciclismo in passato si dava molta importanza alla “fluidità” della pedalata, con un largo utilizzo del pignone fisso, sia su strada che su pista. 
I rapporti utilizzati in pianura erano molto più corti di adesso e obbligavano a cadenze elevate, rendendo fondamentale l’ esigenza di una pedalata efficiente, che consentisse di sprecare meno energie e di preservare fibre muscolari, tendini e articolazioni da lesioni da sovraccarico. 

Le recenti prestazioni di Lance Armstrong hanno ridestato l’ interesse dei tecnici sull’ aspetto biomeccanico della prestazione del ciclista, rivalutando l’ importanza degli allenamenti ad alta cadenza di pedalata, utili per eliminare naturalmente eventuali inefficienze del gesto. 

Come ben sanno i tecnici della pista, sono soprattutto i cambi di cadenza (in un range di alte RPM), unite a variazioni di potenza, le esercitazioni più efficaci in tal senso. 

Questi allenamenti specifici fanno emergere quei difetti di efficienza, costringendo il corpo a piccoli aggiustamenti che tendono ad eliminarli. 
Tale processo di adattamento richiede pazienza e tempo (di solito 1 o 2 anni) e va mantenuto e richiamato durante tutta la carriera dell’ atleta.