Forza di Spinta Efficace

La visione di un interessante documentario in TV sulle gesta di Jacques Anquetil mi offre lo spunto per ritornare sull’ argomento della efficienza della pedalata. 

Il grande Normanno resta un esempio insuperato di tecnica del gesto, soprattutto quando impegnato nelle corse a cronometro.

Il suo “accarezzare” i pedali, grazie ad uno straordinario gioco di caviglia, consente di prolungare la fase di spinta efficace, riducendo così il picco di forza ad ogni pedalata. 

Ma cosa si intende per fase di spinta efficace? 

Quando spingiamo sui pedali, la forza applicata può essere scomposta in due vettori: uno perpendicolare alla pedivella, e uno tangenziale o parallelo alla pedivella. 
Il primo vettore trasmette forza rotatoria alla pedivella ed è dunque espressione di forza efficace; il secondo vettore tende ad “allungare” o deformare la pedivella e, non producendo alcuna forza rotatoria, rappresenta una forza inefficace. 

A seconda della tecnica di pedalata le due forze possono essere più o meno rappresentate: ovviamente la pedalata più efficiente sarà quella con la forza inefficace ridotta la minimo. 

Il “gioco di caviglia” consente di ridurre il vettore di forza tangenziale alla pedivella, prolungando invece la durata, nel ciclo della pedalata, di applicazione della forza efficace oltre i 180° del cosiddetto punto morto inferiore. 

Di fatto il perfetto gioco di caviglia consiste in una progressiva estensione della articolazione del piede dai 90° ai 190° circa del colpo di pedale; estensione che poi si riduce progressivamente nella fase di ritorno (da 190° a 360°) della pedalata, riportando la caviglia nella posizione di partenza.

 

Quando eseguito correttamente, questo movimento rende la pedalata più morbida: il ciclista sembra pedalare sulle “punte dei piedi”, accarezzando i pedali. 

L' estendere il tempo di applicazione di forza efficace oltre i 180° prolunga il tempo di spinta, consentendo di erogare la stessa potenza con un minore picco di forza ad ogni pedalata, preservando le fibre muscolari e le articolazioni da tensioni eccessive. 

Questa tecnica di pedalata “sulle punte” probabilmente consente anche di ridurre il vettore di forza negativo (che si oppone alla forza di spinta efficace) che caratterizza la fase di ritorno della pedalata (dai 180° ai 360°). 

Infatti il baricentro del piede in posizione di estensione risulta più vicino all’ asse del movimento centrale, di fatto accorciando il braccio di leva della fase negativa della pedalata. 

05 Lug 2004