Misurare la Prestazione di un Ciclista

11 Mar 2003

Quando nel 1980 iniziai ad occuparmi di ciclismo, rimasi sorpreso nel constatare come quasi nessun ciclista, anche professionista, fosse abituato a misurare e valutare le proprie prestazioni in allenamento o in gara: tutto era limitato alle sensazioni oltre che al risultato nella competizione stessa. 

In effetti, nel ciclismo, era ed è tuttora difficile misurare le prestazioni: non ci sono i riferimenti cronometrici propri dell’ atletica, ad esempio, che consentono di quantificare le proprie performances sia in allenamento che in gara. 

Infatti il parametro velocità è troppo influenzato da fattori esterni, quali il vento, la temperatura, i percorsi, le scie di altri corridori ecc. 
Dalle corse individuali a cronometro si possono ottenere informazioni più precise ma sempre molto influenzate dal percorso e dal vento. 

Le prestazioni in salita invece forniscono informazioni molto più utili, in quanto, specie se la pendenza è superiore al 7-8%, le situazioni ambientali influiscono molto meno che in pianura, a causa della velocità ridotta. 

Cominciai quindi a cronometrare i tempi delle scalate dei migliori corridori professionisti in occasione di crono-scalate o arrivi in salita. 
Per poter confrontare i risultati di salite diverse (ma simili per pendenza e durata) decisi di misurare la performance di ogni scalata, riferendola al dislivello superato in 1 ora: se per esempio, il Colombiano Lucio Herrera (uno dei più forti scalatori degli anni ‘ 80) impiegava 29’30” a percorrere un dislivello di 830 metri, significava che aveva superato questo dislivello ad una “velocità” di 1688 metri/ora. 

 

Indicai questo parametro come VAM: Velocità Ascensionale Media. 
Naturalmente anche questo parametro può essere influenzato da fattori esterni, soprattutto dal vento, ma consente comunque di ottenere valitazioni abbastanza accurate. 

Occorre anche considerare l’ altitudine cui si trova la salita: diverso è superare un dislivello di 800 metri ad altitudine tra 200 e 1000 metri s.l.m., rispetto ad una scalata equivalente effettuata tra 1500 e 2300 metri di altitudine, a causa della riduzione di ossigeno alle quote più elevate.