Alte Cadenze di Pedalata

Pedalare in salita a 60 RPM (pedalate al minuto) o a 90 RPM: quail gli effetti sul rendimento, sull’ affaticamento e sul recupero? 

 

A 60 RPM un giro completo (360°) di pedivella impiega 1.0 secondi, a 90 RPM solo 0.66 secondi, cioè il 34% in meno. 
Della stessa percentuale si riduce il tempo di contrazione dei muscoli coinvolti nella pedalata. 

Nella fase di contrazione muscolare il flusso di sangue (e dunque l’ apporto di ossigeno) alle singole fibre, specie quelle più profonde, è ridotto, a causa dell’ aumento di pressione all’ interno dei muscoli impegnati nel lavoro. 

Inoltre a parità di potenza erogata dal ciclista, pedalare a 60 RPM richiede una forza applicata ad ogni spinta sui pedali del 34% più elevata rispetto ad una cadenza di 90 RPM. 

Questo significa una maggior sollecitazione di muscoli, tendini ed articolazioni di arti inferiori e zona lombare. 

È facile intuire quali possano essere I vantaggi nel pedalare “agili”, specie quando il ciclista è impegnato al massimo delle sue possibilità, allorchè l’ apporto di ossigeno è il fattore limitante la sua prestazione. 

Anche il recupero tra uno sforzo e l’ altro nello stesso allenamento o competizione, o in giorni successivi, è favorito da una pedalata in agilità, mentre il rischio di infortuni o lesioni da sovraccarico è aumentato da un utilizzo di cadenze di pedalata più basse. 

Una cadenza abbastanza alta facilita inoltre la funzione di pompaggio dei muscoli scheletrici, fattore importantissimo nel ritorno sistemico del sangue venoso verso il cuore. Questa sorta di pompa periferica gioca un ruolo fondamentale nella capacità funzionale circolatoria, e può a tutti gli effetti essere considerata un secondo cuore. 

 

edalare ad alte cadenze è vantaggioso per il ciclista, come dimostrato anche dagli esempi di grandi campioni quali Miguel Indurain e Lance Armstrong. 

Un lungo addestramento ed allenamenti specifici sono necessari per imparare a pedalare ad alta cadenza con la massima efficacia e naturalezza, specie in salita: ma questa è un’ altra storia. 

10 Mar 2003