Giro d'Italia 2012

Solo l’ incertezza sul nome del vincitore fino all’ ultima tappa a cronometro mantiene alto l’ interesse sulla corsa, altrimenti sottotono e spesso noiosa.

Colpa delle paure dei protagonisti e delle squadre, certo, ma anche del percorso disegnato con criteri discutibili.

 

La solita partenza all’ estero, tecnicamente insignificante, ha costretto ad anticipare il primo giorno di riposo, costringendo i corridori a 12 tappe consecutive senza recupero. Tappe pianeggianti o ondulate, spesso troppo lunghe, quasi sempre vissute con nervosismo dai protagonisti, consumati dalla necessità di stare nelle prime posizioni del gruppo per evitare le cadute.

 

Solo alla 14° e 15° tappa le prime salite, peraltro non impossibili, di Cervinia e pian dei Resinelli, con i favoriti che si muovono solo negli ultimissimi kilometri, senza delineare chiaramente i valori in campo. 

Disegnata bene la 17° tappa con arrivo a Cortina, non troppo lunga e con tre salite in rapida successione (senza pianura che le separi) propone finalmente una prima selezione, anche se non definitiva.

Dura e selettiva, come sempre, la salita di Pampeago, da ripetere due volte in successione con l’ intermezzo di Lavazè, ma inserita in una 19° tappa inutilmente troppo lunga, che prosciuga le gambe dei protagonisti, annacquando il coraggio di muoversi prima dei soliti ultimi 2-3 km. 

Infine la “tappa regina”, ancora inutilmente troppo lunga (quasi 7 ore) con le pendenze laceranti del versante inedito del Mortirolo e oltre 20km di fondovalle prima della salita allo Stelvio.

Proporre pendenze oltre il 20% su salite lunghe è una inutile tortura per le fibre muscolari dei corridori, impegnati in un gesto tecnico che poco ha a che vedere con il ciclismo su strada. Salire a 6-8 km/h obbliga a basse cadenze di pedalata, che impongono picchi di forza elevatissimi ai muscoli, soprattutto dei corridori meno leggeri.

 

Ivan Basso e la Liquigas controllano la corsa per tre settimane, prosciugando tesori di energie nell’ attesa dell’ epilogo dolomitico, dove a mancare è proprio Ivan, nettamente al di sotto delle sue prestazioni del vittorioso Giro del 2010, quando comunque determinante era stata la presenza di Nibali.

Anche Scarponi non ripete le prestazioni delle ultime due edizioni, sempre ancorato a cadenze di pedalata troppo basse nei momenti ad alta intensità.

Alla fine si giocano la Rosa tre “outsiders” dopo prestazioni in salita di 5.98 w/Kg a Pian dei Resinelli (1660 m/h) di Rodriguez e 5.84 w/kg di Hesjedal a Pampeago (1752m/h), il gruppo dei migliori scala il Mortirolo a 1582 m/h (5.27 w/kg), mentre sullo Stelvio il più veloce è ancora Rodriguez (1490 m/h), con i protagonisti condizionati dal vento contrario e dalle pendenze del Mortirolo.

Ma la Prestazione del Giro 2012 è quella firmata da Thomas De Gendt, che dalle rampe dello Stelvio salta sul terzo gradino del podio finale di Milano.

Corridore giovane e dal fisico solido corre con intelligenza e coraggio, lasciando immaginare ampi margini di progresso nel prossimo futuro.

 

Nonostante una buona prestazione a cronometro, un forse troppo attendista Joachin Rodriguez cede la maglia rosa a Rider Hesjedal, che si aggiudica meritatamente il Giro 2012.

 

29 Mag 2012