Processi Doping: i Fatti - Parte II

08 Mag 2011

LE INCHIESTE DOPING SONO DOPATE? I FATTI CHE FORSE NON SAPETE 

La seconda parte dei fatti avvenuti durante il Processo al Dott. Michele Ferrari, terminato nel 2006.


- LE “CARTELLE CLINICHE”  -

Le cosiddette cartelle cliniche degli atleti erano dei raccoglitori di carpette trasparenti. 
All’ interno di ogni carpetta erano raccolti i dati relativi a ciascuna visita: un foglio riportava il test funzionale eseguito, un altro foglio il programma degli allenamenti e a volte erano presenti risultati di esami di laboratorio. 
I fogli dei test riportavano nome e data, che non erano indicati invece nei fogli dei programmi di allenamento, in quanto i due fogli erano tenuti insieme da una graffetta. 

I NAS che il 2/9/98 analizzarono le cartelle, diretti dal Maresciallo Ostili, separarono i fogli dei test dai corrispettivi fogli dei programmi di allenamento, rendendo questi ultimi di difficile riconoscimento e collocazione. 

Già nella fase di sequestro, per numerare progressivamente tutti i fogli (oltre 1000), era stata fatta molta confusione, in quanto i raccoglitori erano stati svuotati su un tavolo contemporaneamente e diverse pagine di alcuni atleti erano state attribuite erroneamente ad altri. 
Molti fogli riportavano lo stesso numero, così come altri fogli non furono numerati in quanto graffettati ad altri, mentre alcune numerazioni erano del tutto mancanti. 
Quando le cartelle mi furono restituite il 27/10/98 erano completamente scompaginate e molti fogli, non riportando nè data, nè nome, non erano più attribuibili con certezza nemmeno dal sottoscritto. 
Tutto ciò era stato a suo tempo segnalato ripetutamente al PM e al Giudice. 

Inoltre i NAS non hanno allegato all’ informativa al PM le cartelle cliniche nella loro interezza, ma hanno operato una SELEZIONE di quello (tra programmi di allenamento ed esami di laboratorio) che ritenevano utile all’ ipotesi accusatoria… 
La stessa Perizia Plebani–Cazzola-Ferrara aveva considerato solo i referti contenuti nell’ informativa, mentre molti esami ematici erano stati esclusi dalla “selezione” operata dai NAS, diretti dal Maresciallo Ostili. 
Solo durante il processo la Difesa, non senza difficoltà, è riuscita ad inserire i profili ematici dei corridori nella loro interezza, profili che sono stati rivalutati nella successiva Perizia disposta dal Giudice, redatta dal Prof. Conte. 


- GLI ESAMI EMATICI - 

Il cuore del dibattimento al processo, per la maggior parte del tempo e degli sforzi dell’ accusa era:  «le oscillazioni di ematocrito ed emoglobina, come i valori di ferritina, sono prova di utilizzo di EPO da parte di tutti i ciclisti assistiti dal Dott. Ferrari.» 
Lo stesso era per il “processo mediatico” di Tv e giornali. 

Della Perizia del PM, redatta dai Prof. Plebani, Cazzola e Ferrara, già ho argomentato in un precedente articolo su 53x12.com: “Esperti indipendenti: c’è da fidarsi?“ pubblicato il 7/12/10. 
Vi risparmio la storia infinita di Perizie e Controperizie, nelle quali gli “Esperti” sull’ argomento della variabilità dei parametri ematologici hanno affermato di tutto e il contrario di tutto a seconda dei procedimenti nei quali era richiesto il loro autorevole parere. 

Alla fine, dopo tanto tempo (oltre 2 anni!) dedicato e denaro sprecato, lo stesso Giudice Passarini scrive: «…gli esami ematici hanno finito con l’ avere un’ importanza in un certo senso inversamente proporzionale all’ ampio spazio loro dedicato nel corso del giudizio.» 

Più oltre è costretto ad ammettere, sia pure in maniera contorta, che «i valori ematici riscontrati nei vari ciclisti… non indicano in termini di assoluta certezza l’ assunzione di eritropoietina… ma potrebbero trovare una qualche spiegazione che non sia necessariamente quella del ricorso all’ assunzione di sostanze farmacologiche (in particolare eritropoietina).» 

Alcuni tra i ciclisti che arrivavano da me per la prima volta presentavano valori di FERRITINA molto alti, tra 600 e 1000 ng/ml: tra questi Bortolami, Faresin, Escartin, Rominger, Zaina, Gotti, Chiappucci, Simeoni. 
A tutti ho consigliato di effettuare donazioni di sangue (salassi), nel periodo invernale, al fine di ridurre il ferro in eccesso, che potenzialmente poteva pregiudicare la loro salute. 
Tutti i salassi erano indicati nelle “cartelle cliniche“ arrivate al processo, ma i consulenti del PM non se ne erano accorti. 

Il Prof. Mario Cazzola, ematologo, uno dei tre Periti del PM, già estensore del protocollo “IO NON RISCHIO LA SALUTE” del CONI, e tra i promulgatori del PASSAPORTO EMATOLOGICO, a proposito dei valori alti di ferritina, dichiara in udienza: «…per questo io dico che i ciclisti che ancora adesso hanno la ferritina alta dovrebbero essere salassati, per normalizzare lo stato del ferro corporeo… più della metà dei ciclisti europei ha valori di ferritina superiori a 500mg/litro.» 

Immaginate la sorpresa in aula quando faccio notare che ai miei ciclisti con ferritina alta già da anni consigliavo i salassi e che questo risultava dalle mie cartelle cliniche, come anche dal diario di Simeoni. Ero uno dei pochissimi che già allora si preoccupava della SALUTE dei corridori, e forse il solo che FACEVA qualcosa in proposito. 
Dopo questa rivelazione, l’ atteggiamento del Prof. Cazzola nei miei confronti cambia, mostrandosi sorpreso, interessato e disponibile al dialogo. Ne segue un vivace scambio di opinioni a viso aperto, che conserva la sua attualità ancora oggi e che, chi fosse interessato, può leggere tra pag. 196 e pag. 234 del verbale di udienza del giorno 19/3/2002. 

Riporto solamente uno scambio di battute (il Prof. Cazzola paragonando i dati dei ciclisti con quelli di calciatori): 

CAZZOLA: «…dall’ osservatorio della campagna "Io Non Rischio La Salute”… i calciatori di serie A, che sono atleti soggetti a degli sforzi tremendi anche loro, hanno valori di Hb tra 14 e 15 …e di Htc attorno a 42-43.» 
FERRARI: «Allora mi costringe a fare un osservazione.» 
CAZZOLA: «La faccia» 
FERRARI:  «…voglio dire che questi SAPEVANO benissimo che quella mattina avrebbero fatto un controllo.» 
CAZZOLA: «Questo è vero.»(!!!) 
FERRARI: «Siccome l’ematocrito è un parametro facile da manipolare, basta bere, per parlare chiaramente, non occorre fare, come qualcuno ha detto, albumina o emagel. Basta che lei beva un bel bicchierone di acqua con un po' di sale dentro e l’ Hct si abbassa; mezzo litro di acqua e l’ Hct si abbassa di 2-3 punti.» 
CAZZOLA: «…è assolutamente vero che basta bere per abbassare emoglobina ed ematocrito.» 
GIUDICE: «A me basta sapere che è vero e che questi calciatori sapevano in anticipo che sarebbero stati sottoposti a questi esami… e che le analisi erano manipolabili, diciamo così…» 

Forse il Prof. Cazzola non era a conoscenza dei valori di Hct dei giocatori del Parma Calcio, così come erano stati indicati e indagati dal PM Spinosa nello stesso procedimento penale e presto archiviati come «errore di laboratorio»… 

- LA FARMACIA GIARDINI MARGHERITA - 

Il Dott. Massimo Guandalini, uno dei soci della farmacia, da diversi anni si dedicava allo studio delle attività sportive e alla preparazione di integratori e preparati galenici. 
Io mi rivolgevo a lui per la preparazione di miscele di aminoacidi, antiossidanti e prodotti vitaminici, che poi distribuivo ad alcuni dei miei ciclisti, per una ragione di comodità, per evitare loro un viaggio a Bologna. 

La Farmacia era nota in tutta Italia per la qualità delle sue preparazioni, tanto che perfino la Squadra Nazionale Italiana di Calcio, la Squadra Nazionale di Pallavolo Femminile, il Parma Calcio e diverse Squadre di ciclismo professionistico si rivolgevano ad essa. 

Il mio rinvio a giudizio comprendeva altri due reati: 

- Art. 445 C.P.: somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica. 
- Art. 348 C.P.: esercizio abusivo della professione di farmacista. 

Per entrambi i reati sono stato assolto perchè «il fatto non sussiste». 

Relativamente al primo, in quanto nessuna risultanza è emersa in dibattimento sulla somministrazione di medicinali ad alcun atleta, sono stato assolto già in primo grado. 

Riguardo all’ Art. 348, NESSUNO degli atleti ascoltati al processo ha dichiarato di aver ricevuto da me farmaci, tanto meno dopanti, ma solo gli integratori di cui sopra. 
Nonostante questi integratori siano stati distribuiti solo occasionalmente ad alcuni dei ciclisti, il Giudice Passarini mi condanna in primo grado di giudizio.
Evidentemente la condanna per “esercizio abusivo della professione di farmacista” ben si addiceva a contornare la “frode sportiva”. 
Due anni più tardi la Corte di Appello, per la stessa accusa e gli stessi fatti, mi assolve perchè «il fatto non sussiste».