EPOwer o PlacEPO?

13 Dic 2017

Un interessante recente studio pubblicato nel 2017 dalla prestigiosa rivista scientifica Lancet Haematology (Effects of erythropoietin on cycling performance of well trained cyclists: a double-blind, randomised, placebo-controlled trial) ha generato un certo scalpore (ed imbarazzo), mettendo in dubbio la efficacia dopante dell’ rhEPO sulle REALI prestazioni del ciclismo su strada. 

Tutti i numerosi studi precedenti avevano infatti valutato gli effetti dell’ rhEPO su test effettuati in laboratorio (per lo più brevi test incrementali).

 

Lo studio olandese, randomizzato, in doppio cieco, con controllo placebo, ha selezionato 48 ciclisti di medio livello che avrebbero poi partecipato ad una competizione ciclistica di 110 km (con dislivello 1524 m), completata dalla scalata al monte Ventoux (ulteriori 20 km con 1690 m di dislivello).

 

A 24 ciclisti è stata somministrata rhEPO (epoietin beta) sottocute per un periodo di 8 settimane (in media 6000 UI/sett). Agli altri 24 ciclisti è stato iniettato un placebo (0.9% NaCl) durante lo stesso periodo che precedeva la gara.

Tutti i 48 ciclisti assunsero giornalmente 200 mg di ferro fumarato e 50 mg di acido ascorbico per via orale.

Terapie e placebo furono interrotte 12 giorni prima della gara.

Il gruppo trattato con rhEPO ha mostrato un aumento medio dell' ematocrito del 16% e dell’ Hb del 12% , mentre nel gruppo placebo i due valori sono rimasti invariati.

Il giorno della gara tutti i ciclisti percorsero i primi 110 km tutti assieme in gruppo, per poi cimentarsi nella scalata al Ventoux al meglio delle loro possibilità.

 

Temperatura di 20° c all’ inizio della scalata e di 5°c in vetta, con forte vento da nord (fino a 85 km/h). 4 ciclisti (2 di ciascun gruppo) non terminarono la gara a causa di affaticamento fisico. Il tempo medio di scalata nel gruppo trattato con rhEPO è stato di 1h40’32”, mentre nel gruppo Placebo il tempo medio è stato 1h40’15”.

NESSUNA differenza significativa dunque tra i due gruppi che hanno espresso prestazioni più che dignitose, considerando il duro percorso e il forte vento, con una VAM = 1010m/h in media sulla scalata al Ventoux.

 

Al termine della gara a tutti i partecipanti è stato domandato se ritenevano di essere stati trattati con rhEPO o placebo: solo il 39% dei ciclisti trattati con rhEPO fu in grado di riconoscerlo (il 61% di essi ritenne di essere stato trattato con placebo!), mentre il 25% del gruppo placebo erano convinti di aver ricevuto rhEPO.

Hb e Hct non risultarono correlati con i tempi di scalata del Ventoux.

 

Il gruppo trattato con rhEPO non mostrò effetti collaterali superiori alla somministrazione del placebo. Pressione arteriosa, frequenza cardiaca  e fattori di coagulazione risultarono simili nei due gruppi.

Considerando il mito di farmaco doping a cinque stelle attribuito all’ EPO dai media, dalle organizzazioni antidoping e dai racconti degli stessi atleti, è difficile credere che in realtà la rhEPO non faccia nulla sulla prestazione del ciclismo su strada.

Questo studio, originale e ben strutturato, suggerisce comunque con forza che il possibile effetto dell’ rhEPO sulle reali prestazioni di gara sia stato fortemente SOVRASTIMATO e STRUMENTALIZZATO nel corso degli anni, al pari di gran parte delle cosiddette sostanze dopanti, i cui effetti non sono mai stati dimostrati da studi indipendenti (non direttamente coinvolti nella Lotta al Doping™).