Un Po' di Storia

22 Gen 2013

Passeggiavo a Barcellona, la sera del 24 aprile 1984, dopo la conclusione della settima tappa della Vuelta (allora si correva in primavera), quando incrociai, credo casualmente, un giovane giornalista inviato dell’ Equipe. 
Io, nuovo dell’ ambiente, non lo conoscevo ed era la prima volta che lo incontravo. 
Scambiate poche battute mi disse testualmente riferendosi ad un grande ciclista francese: “Ha vinto i suoi Tour de France in maniera molto artificiale: beaucoup, beaucoup de corticoides”. 
Rimasi sorpreso del fatto che un giornalista che “campava” di ciclismo facesse una simile affermazione ad un estraneo, per di più medico della squadra di Francesco Moser, allora rivale del ciclista francese. 
Gli domandai: “E i controlli?“ 
“Niente controlli” mi rispose scuotendo la lunga chioma. 
Ingenuamente sorpreso e un po’ contrariato non gli feci la logica successiva domanda: 
“Niente controlli per Lui, o niente controlli sui cortisonici?”. 

Non ricordo nessun ciclista trovato positivo per CORTISONICI, sebbene questi fossero largamente abusati nel gruppo in quegli anni, nonostante lo ”scandalo Thevenet” del 1978 avesse denunciato il problema. 
In realtà questi farmaci non venivano ricercati nei test almeno fino al 1999 (indovinate su chi: Lance Armstrong, naturalmente, nelle cui urine furono indagate e misurate tracce infinitesimali di triamcinolone (un cortisonico), compatibili con una lecita somministrazione locale in forma di pomata). 

TESTOSTERONE ed ANABOLIZZANTI sono disponibili dagli anni 50-60, ed è molto probabile che gli atleti ne abbiano fatto largo uso, ma solo nel 1986 è stato approvato un test per evidenziare la probabile assunzione di testosterone esogeno, mentre per i numerosi farmaci anabolizzanti sono stati sviluppati test specifici man mano che nuove molecole arrivavano sul mercato. 
Ho domandato ad un Grande Campione degli anni 70 quali farmaci erano usati allora. 
“Amfetamine, cortisone“ rispose. “Decadurabolin, durabolin, sustanon?” aggiunsi. “Ah sì, anche quelli...” (non li aveva nemmeno considerati come doping…). 
In realtà molti atleti, non solo ciclisti, hanno continuato ad assumere testosterone ed anabolizzanti (per via orale) lontano dalle gare, finchè sono stati istituiti, solo da qualche anno, i controlli fuori competizione, che sono un efficace deterrente. 

La prima pubblicazione scientifica sugli effetti di TRASFUSIONI di sangue sulle prestazioni aerobiche risale a ben 67 anni fa! (Science 1945; 102:589-591). E’ molto probabile che atleti di endurance ne abbiano fatto uso fin dagli anni 60, anche se solo dieci anni più tardi se ne è avuta certezza. 
A tutt’ oggi non esiste alcun test in grado di dimostrare le auto-emotrasfusioni. 

Alla fine degli anni 80 arriva la ERITROPOIETINA e solo nel 2000 viene approvato un test specifico, peraltro oggetto di qualche aggiustamento nel tempo e critiche da una parte della comunità scientifica. 

Negli stessi anni si diffondono l’ utilizzo di HGH e INSULINA, per i loro effetti anabolizzanti e sulla composizione corporea. Solo recentissimamente sono stati messi a punto test specifici sul sangue. 

Dunque, almeno dal dopoguerra in poi, gli atleti hanno avuto a disposizione farmaci e metodiche in grado di influire sulle prestazioni atletiche e teoricamente TUTTI potrebbero averne fatto uso per molti anni, senza incappare nella rete dei controlli antidoping. 

Lo sport professionistico (non solo il ciclismo) si è evoluto ai livelli che conosciamo oggi anche grazie ai farmaci o quantomeno in presenza di farmaci o metodi utilizzati al fine di ottimizzare le prestazioni. 

Ma quanto sono realmente efficaci questi “aiuti”? 
Quanto c’è di effetto placebo nel loro utilizzo? 
Fino a che punto sono attendibili le sensazioni riferite dagli atleti? 

Difficile rispondere. Gli studi scientifici a riguardo spesso sono inadeguati e discordanti nelle conclusioni. Gli atleti e i media tendono a sopravvalutarne gli effetti, con la conseguenza di considerarli indispensabili per poter competere con avversari che probabilmente ne fanno uso. 

LANCE ARMSTRONG, nel corso della recente intervista, ha affermato che non avrebbe mai potuto vincere i suoi 7 Tour de France senza utilizzare testosterone, EPO e trasfusioni. 

Credo che Lance si sbagli. 

Se la sua modalità di assunzione di TESTOSTERONE era quella riferita da alcuni compagni di squadra (microdosi diluite in olio di oliva, sotto la lingua) questa non poteva avere altro che un EFFETTO PLACEBO. 
Le quantità assorbite con questa modalità di somministrazione e dosaggio sono trascurabili e sicuramente non hanno alcun effetto sulle prestazioni o sul recupero. 
Nel caso di Armstrong dopo la malattia, è possibile che somministrazioni esogene di testosterone addirittura peggiorino le sue prestazioni aerobiche (Med Hypotheses 2007;68:735-749). 

EPO e AUTOTRASFUSIONI, sempre con le modalità riferite da compagni di squadra (microdosi di Epo e 1-2 unità di sangue) corrispondono ad un incremento di Hb-mass del 5-10% per un atleta di endurance di 75 kg, che possiede 9-10 litri di sangue. 
A questi incrementi di Hb-mass corrispondono miglioramenti delle prestazioni dell’ ordine del 3-6%. 
Gli stessi incrementi di Hb-mass si possono ottenere con opportuni periodi di allenamento in altitudine (J Appl Physiol 1998;85:1448-1456, Int J Sports Med 2005;26:350-355, J Appl Physiol 2006;100:1938-1945, Scand J Med Sci Sports 2012;22:95-103). 

Pertanto Armstrong avrebbe potuto ottenere lo stesso livello di prestazioni senza ricorrere a pratiche dopanti, grazie anche al suo talento nettamente superiore ai rivali della sua epoca.